Calzamaglia e collant

“Le gambe diventarono la nuova zona erogena, e una fonte inesauribile di praticità per le donne.”

Con il continuo accorciarsi delle gonne negli anni ’60, il collant è per molte le donne come una manna dal cielo.

Addio a calze e a reggicalze, le ragazze finalmente sono libere di correre dietro all’autobus senza rischiare di mostrare la biancheria intima. Forse, è proprio grazie alla nuova calzamaglia che le minigonne possono permettersi di accorciarsi così tanto, fino a diventare, nel 1969, micro-minigonne.

La calzamaglia di lana a coste, viene principalmente commercializzata in Europa, mentre in contemporanea negli USA si iniziano a vedere le prime calze velate di nylon appoggiate a una mutandina coprente: il suo nome è collant.

Pierre Cardin, nel 1965, è uno dei primi stilisti a commercializzare le calzamaglie: opache, spesse e coloratissime d’inverno, a fantasia o semplicemente bianche in estate. Nello stesso anno Mary Quant ne lancia una linea in una miriade di colori e sfumature mentre Emilio Pucci ne propone delle versioni ricoperte dai motivi vorticosi, tipici dei suoi tessuti stampati. Con gli anni ’70 la maggior parte delle donne si “converte” alla comodità e alla praticità delle nuove calze, infatti nel decennio aumenta la richiesta di calze più femminili e sexy, di pizzo o a rete come anche di collant coprenti e scuri da indossare con minigonne aderenti. Negli anni ’90 le donne sono invece felici di gettarsi verso una nuova scoperta: i collant contenitivi che sono ideati per modellare fianchi e fondoschiena in curve perfette.

Liberatori, modellanti o non, sono semplicemente pratici. Come farebbe la donna moderna senza i collant?


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