FENOMENO BIRKENSTOCK

La maggior parte delle persone associa i sandali Birkenstock ai turisti tedeschi o a certe “controculture” statunitensi ma l’azienda tedesca che li produce ha una storia molto più antica: già nel 1774 i registri della parrocchia di Langen-Bergheim, una cittadina vicina a Francoforte sul Meno, riportavano il nome di un certo Johann Adam Birkenstock che di mestiere faceva il calzolaio.

Alla fine del diciannovesimo secolo, un discendente di Johann Adam chiamato Konrad apre due negozi di calzature a Francoforte: al tempo le suole delle scarpe erano tipicamente piatte, mentre l’idea innovativa di Konrad è quella di creare un plantare sagomato che avvolga e che supporti il piede. Konrad sviluppa così, delle solette di gomma flessibile da inserire all’interno di qualsiasi calzatura commerciale per creare un confortevole Fussbett, ovvero un “letto per il piede”.

Questo tipo di calzatura deve gran parte della sua fortuna alla passione di molti tedeschi per le lunghe camminate e all’esaltazione dei benefici di quest’attività fisica che nasce con la cultura termale ottocentesca.

La reputazione della Birkenstock nell’ambito dell’ortopedia si afferma grazie alle solette di gomma e al figlio di Konrad, Carl, che comincia a occuparsi dell’attività di famiglia fin da giovane.

Negli anni ’60, con l’arrivo di Karl, il marchio comincia a produrre i sandali con il plantare di sughero per cui oggi è famoso; le leggende aziendali raccontano che Karl si mise a fare esperimenti nel forno di casa, dove “cucinò” una mescola di sughero e lattice per produrre un materiale leggero e resiliente che al tempo stesso sostenesse il piede. Il primo modello di sandalo Birkenstock si chiamava Madrid e aveva un plantare sagomato di sughero e un cinturino con fibbia che copriva trasversalmente le dita dei piedi. La sua funzione era appunto più ortopedica che estetica: la calzatura doveva dare la continua impressione di cadere, salvo che l’utilizzatore non cercasse costantemente di fare aderenza con le dita dei piedi contro la punta sagomata, tonificando così i muscoli del polpaccio.

Di recente l’azienda tedesca ha cominciato a produrre i propri modelli non solo in marrone o grigio ma anche in colori più moderni come l’argento o il bianco lucido; il superamento di un altro “limite” dei sandali Birkenstock è cominciato invece grazie ad una collezione di Céline il cui direttore creativo Phoebe Philo presenta la sua collezione facendo indossare alle modelle sandali che ricordano le Arizona di Birkenstock, ma foderati con pelliccia di visone. La maggior parte delle mamme newyorkesi invece, occupate a spingere passeggini o accompagnare i figli a scuola, possiedono almeno uno o due paia di infradito Birkenstock del modello Gizeh: l’ampia diffusione di questi sandali è dovuta alla ricerca di sollievo delle signore abituate a portare quasi sempre i tacchi. Passare da un “tacco dodici” a una Birkenstock è, in questo senso, una specie di rivelazione!


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