IL COSTUME DA BAGNO: amato e odiato da tutte le donne

Il costume da bagno per come lo conosciamo oggi nasce intorno agli anni ’30 negli Stati Uniti. Fino a quel momento le donne vanno sì in spiaggia ma impaludate dapprima in abiti lunghi fino ai piedi (e generalmente bianchi) in modo tale da non mostrare il proprio corpo (scandalo massimo) e non abbronzarsi (abitudine riservata solo alle fasce più basse della popolazione).

Il costume da bagno comincia a cambiare intorno alla fine degli anni ’10 e poi con gli anni ’20 si cominciano a notare i primi costumi da bagno senza maniche e con lunghi mutandoni aderenti fino al ginocchio. Il capo si accorcia attraverso gli anni ’30 e, con l’avvento del dopoguerra e la voglia di vivere tipica dopo la fine di una guerra, il costume da bagno diventa estremamente simile a quelli che vediamo oggi nelle spiagge.

Nel 1946 arriva la grande rivoluzione prima grazie al couturier Heim e poi grazie Louis Réard che gli darà il nome che conosciamo oggi, prendendolo in prestito da un atollo del Pacifico. Il corpo comincia dunque a scoprirsi in modo definitivo e Ursula Andress, nel film del 1962 Agente 007-Licenza di Uccidere, lo trasforma nell’oggetto iconico che è ancora oggi. Da quel momento il bikini assume forme sempre più scosciate con versioni estreme come lo “string” con lo slip a forma di triangolo davanti e e una sottile banda posteriore e infine il “tanga” in cui la culotte rivela le anche fin quasi al punto vita.


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