Esplosivo come una bomba atomica, indossato dalle donne di ogni generazione: IL BIKINI

A contendersi la paternità del bikini sono due persone, Jacques Heim, che lo chiama “Atome”, e Réard che lo battezza “bikini” come l’omonimo atollo del Pacifico, nome con cui diventa famoso.

Nel 1946 Louise Réard decide di mostrarlo ad una sfilata parigina, ma non trovando nessuna modella disposta a sfilare con l’innovativa creazione, deve assoldare una spogliarellista del Casino de Paris, Micheline Bernardini.

Un reggiseno e una mutandina composta da due triangoli di tessuto tenuti insieme con dei laccetti è decisamente troppo audace, anche per una modella.

Dieci anni più tardi le ragazze sfoggiano la tintarella sulle spiagge francesi in bikini decorati con fiorellini posticci o stampe di animali mentre in alcuni paesi europei - tra cui l’Italia - il bikini è addirittura vietato, e in America è accettato totalmente solo negli anni ’60.

Con il bikini le starlette possono mettere in mostra il loro splendido corpo e questo tipo di “pubblicità” le facilita nella loro carriera. Memorabile è la copertina di Life che ritrae Rita Hayworth con un bikini bianco, come l’immagine della Bond girl Ursula Andress in “Agente 007 – Licenza di uccidere”, nel quale emerge dalle acque con un bikini addosso.

Chi giudica la prima versione di Réard troppo ardita, rimane senza parole davanti agli stringatissimi bikini degli anni ’70, formati da minuscoli triangoli di stoffa tenuti insieme da laccetti praticamente invisibili: da quel momento il bikini diventa un capo tipico per la spiaggia sdoganato per ogni età e luogo di provenienza.


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