DIANA VREELAND

Difficile riassumere Diana Vreeland in poche righe: possiamo cominciare dicendo che è la prima fashion editor della storia, colei per la quale viene inventato questo termine. Possiamo proseguire dicendo che è uno dei personaggi più visionari nella storia della moda, la prima pronta a capire che la moda non è solo abiti ma è un fenomeno da studiare vicino alla sociologia. È la più famosa direttrice di Vogue di tutti i tempi, colei che decide che i redazionali moda non devono essere soltanto belle immagini ma devono raccontare una storia e questa storia deve essere visionaria. È colei che conia il termine youthquake (l’unione dei termini youth e eartquake) che sta ad indicare il terremoto provocato, negli anni ’60, dalla nuova generazione che vuole prendere di quella precedente ormai ritenuta fuori moda. È colei che lancia modelle come Twiggy, Jean Shrimpton, Veruschka e Lauren Hutton.

Diana Vreeland è la storia della moda, i suoi redazionali ancora oggi sono fonte di ispirazione per gli stylist di tutto il mondo. Terminata (bruscamente) la sua collaborazione con Vogue inventa il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, il più grande e prestigioso museo dedicato alla moda: fino a quel momento il Costume Institute è poco più di un archivio di abiti antichi ma lei capisce che bisogna fare di più: bisogna avvicinare quel luogo alla gente comune e cura mostre come quella sulla Russia, sulla moda e il cinema o quelle monografiche su Yves Saint Laurent (all’epoca al picco massimo della sua carriera) o su Cristobal Balenciaga. Muore ottantaseienne nel 1989 lasciando un vuoto incolmabile e la sua personalità debordante rappresenta La Moda nel sua accezione migliore e più elevata.