AGENDA DA NEW YORK

La New York Fashion Week ha preso il via da pochi giorni e i grandi brand statunitensi si sono dati appuntamento per sferrare il loro attacco alla moda europea ciascuno alla sua maniera ma tutti con grande forza. Diane Von Furstenberg con il suo nuovo direttore creativo scozzese Jonathan Saunders aggiorna il suo pezzo forte, il Wrap Dress, con stampe tipiche dello stilista d’oltremanica che rende la collezione più giovane che mai. Alexander Wang, oltre a svelare la sua collaborazione con Adidas, ha proposto una decostruzione dei grandi classici del guardaroba di ogni ragazza, fatto di short pants, camicie da uomo ma decostruite che sembrano prese in prestito dal proprio fidanzato e gonne/sottoveste che sembrano rubate alla nonna ma in colori fluo. Lo streetwear più alternativo ce lo propone Hood by Air con cargo pants, zip ovunque e t-shirt con scritte mentre, in opposizione, Carolina Herrera ci mostra la sua solita signora dell’Upper-East-Side in tailleur, abito da sera e stampe a fiori (tutto ciò per cui la stilista venezuelana è diventata famosa in tutto il mondo). Il marchio svizzero Akris, per la prima volta a New York (ha sempre sfilato a Parigi) ci mostra una donna così minimalista e newyorkese da far impallidire gli stilisti locali che sembrano quasi essere troppo poco statunitensi e ci mostra un’eleganza rigorosissima, fatta di pezzi basici, perfetti per ogni ora del giorno e ogni momento dell’anno. Jason Wu delude le sue clienti (Michelle Obama è la più famosa) tentando un’incursione nel mondo concettuale che, purtroppo non gli riesce granché bene; il marchio di Chicago Creatures of the Wind manda in passerella una signorina triste e bon ton che sembra quasi citare gli amish (o le suore laiche se preferite) fatto di abitini leggeri a fondo bianco o nero stampati a fiorellini minuscoli come mettevano le nostre zie nubili. Oscar de la Renta, con la coppia di nuovi direttori creativi, offre la solita signora dell’alta società: elegante, perfetta ma senza quello sprint che ci si aspetterebbe da un marchio che deve obbligatoriamente guardare al futuro. Jeremy Scott diverte, se faccia moda nessuno lo sa e nessuno ha nemmeno capito se i suoi capi siano un divertissement o una vera e propria collezione ma c’è bisogno anche di un po’ di leggerezza e di non prendersi troppo sul serio.

Infine Victoria Beckham dimostra, ancora una volta, di avere grande intuizione e, compreso il ritorno di una moda rigorosa, lascia per sempre i suoi abiti che segnano le forme per capi comodi e minimalisti che citano gli anni ’90 e, a riprova della sua intelligenza, non si presenta in passerella sul solito tacco 12 ma con sandali piatti. Brava.