PARIGI GIORNATA TERZA

Chloé è uno dei nomi iconici nel mondo del pret-à-porter parigino (e mondiale), uno dei perfetti rappresentanti dello stile parigino che tanta fortuna ha avuto nel mondo intero.

La collezione è un chiaro lavoro sul boho chic o, come si dice qui a Parigi bobo (bourgeois-bohémien) con pizzi e trasparenze di ogni tipo per camicie ampie stampate ma non solo. Gonne con ruches e pantaloni ampi vengono abbinati a camicie dall’aria di campagna e abiti ampi fanno tornare in mente quelli della Cota Azzura degli anni ’70. Da Paco Rabanne si torna agli anni ’60 in una versione (come anche da Courrèges ieri mattina) modernissima dell’allure tipicamente futuristica della prima metà di quel decennio che ancora oggi rimane iconico. Julien Dossena (il direttore creativo) è un ragazzo talentuoso e lo si nota negli abiti trasparenti da indossare sopra la t-shirt e in giubbotti a metà strada tra il bomber e il perfecto. Massimo dei voti.

Da Manish Arora ci si diverte come ad una festa con capi magari di cattivo gusto ma che si fanno ricordare: gonnelline e abitini da teenager americana anni ’60, maglioncini da marinaretto bretone, un misto di pop art e bollywood ma anche paillettes e pappagalli stampati. Alla fine cresce il mal di testa per tutti i colori visti ma ci si è divertiti. Da Ann Demeulemeester va in scena il gusto di Anversa per come lo conosciamo, per come ha fatto diventare famosi i famosi “6 di Anversa”: bianco e nero, optical e gotico, alternativo anni ’90 ma anche fiabesco. E terminiamo con Rick Owens che, nella sua continua ricerca di moda concettuale, manda in scena abiti lunghi e cappe per una donna che sembra uscita dalle fiabe dei fratelli Grimm, quindi arrabbiata e tetra nonostante la palette che pure comprende i toni del giallo e del viola ma che è gotica per definizione. Un’ottima prova (come sempre) da parte di uno degli stilisti più interessanti della giornata.

Outfit Chloe