PARIGI QUARTO GIORNO

Oggi a Parigi era la giornata di Maria Grazia Chiuri, il neo-assunto direttore creativo di Christian Dior. La collezione si è aperta con alcuni completi chiaramente ispirati al mondo della scherma abbinati a top o gonne in pizzo bianco per poi prendere una piega decisamente più minimalista con corti abiti neri e alcuni più lunghi a pois minuscoli ispirati agli anni ’50, t-shirt con proclami femministi e maglioni jacquard abbinati a gonne anch’esse in pizzo con applicazioni e ricami. Le ultime dieci uscite (gli abiti da sera), tutte in pizzo ricamato erano tutte in tulle ricamato e ricordavano incredibilmente (forse troppo) da vicino molte delle sue creazioni (in tandem con Pier Paolo Piccioli) per Valentino.

Da Yohji Yamamoto invece abbiamo assistito ad una parata nei toni del nero e del bianco per colui che rappresenta l’ultimo baluardo della moda concettuale giapponese: Yamamoto è un maestro nel trasformare una collezione (di per sé già perfetta) in una poesia e anche questa volta è riuscito nell’intento. Da Undercover si è assistiti ad un fenomeno molto interessante: quello del concettuale applicato. Verrà da chiedersi cosa possa significare questa definizione ma è facilmente spiegabile: Jun Takahashi (lo stilista di Undercover) applica gli stilemi della moda minimalista concettuale giapponese ad abiti che sono fortemente legati alla storia e alla cultura invece europea. Questa volta ha portato in passerella capi estremamente portabili come twin-set, pantaloni da marinaio, gonne bon ton in pelle, ricostruendo tutto un mondo parigino da rive gauche. Queste sono le tre sfilate del giorno, non sono state le uniche, ma come ogni giorno vi parliamo delle migliori, di quelle che possono far sognare. Una citazione va ad altri quattro marchi: EachxOther, Christian Wijnants, Issey Miyake e Chalayan che, pur senza offrire la loro migliore performance hanno comunque dato gusto a questa intensa giornata.