PARIGI GIORNO SESTO

È abitudine comune che, quando una coppia si separa, ci si chieda chi stia meglio o chi abbia superato per primo il trauma. Nel caso della separazione di Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri oggi abbiamo avuto la prova che, se la Chiuri non se la passa male da Dior, nemmeno Piccioli ha grandi problemi da Valentino. Per la maison italiana Piccioli ha presentato una collezione che ricalca a grandi linee gli elementi tipici delle stagioni precedenti ma con una forza decisamente maggiore rispetto al passato. È una collezione più incisiva rispetto a quelle precedenti nella quale si sono visti, oltre ai soliti abiti (meravigliosi) tipici già della coppia anche capi inaspettati come un top in pelle, pantaloni di varia foggia, una rigorosa camicia bianca, peacoat in velluto devoré, impermeabili in vinile, impermeabili e (udite udite) addirittura un parka.

Da Balenciaga Demna Gvasalia prosegue con la sua estetica shock a base di spalle oversize, streetwear e fiorati che sembrano importati un po’ dalla moda lanciata da Lilly Pulitzer ma anche da certe serie televisive anni ’80 come Dynasty. Interessante e disturbante insieme e quindi Gvasalia riesce nella sua opera di colpire l’osservatore facendolo quasi innervosire. Da Céline Phoebe Philo ci mostra la donna che è lei: la stilista inglese da sempre manda in passerella ciò che lei vuole indossare (basta osservarla per capirlo) e non sbaglia mai: linee rigorose, blazer ad un solo bottone, borse anni ’50, cappotti cammello, ampi pantaloni in pelle. I pezzi forti sono però due abiti bianchi con stampata l’orma di un corpo nudo di donna di colore blu come fece il grande artista Yves Klein sulle sue tele. Una collezione immancabile.


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