PARIGI GIORNO OTTAVO

Oggi è stato il giorno di Chanel che, da sempre, sfila in pompa magna al Grand Palais. Per l’occasione Karl Lagerfeld ha fatto trasformare la location in un enorme data center a definire il mondo in cui viviamo, la contemporaneità in ogni sua forma. Ha funzionato quindi la contrapposizione tra il futuro delle scenografie e il “passato” del grande nome Chanel, che continua ad essere grande proprio perché non dimentica da dove proviene, cioò che gli inglesi chiamano legacy. Il rosa pallido, citazione degli anni ’20, sono il colore fondamentale della collezione così come gli short in pizzo e il tweed, da sempre segno distintivo della grande maison. Da Kenzo Humberto Leon e Carol Lim, i protagonisti del grande rilancio della maison giapponese, hanno puntato l’attenzione sul denim, sul camouflage, il khaki, il verde militare, le tute plastificate che raccontano un mondo da disco dance anni ’80. Questa è forse una delle loro collezioni più riuscite da quando hanno preso le redini della storica casa di moda. Lo stesso denim di Kenzo si è rivisto alla sfilata di Vanessa Seward, uno dei veri piccoli fenomeni della settimana della moda di Parigi. Oltre al denim la SEward ha mandato in passerella tute in seta dalla minuscola stampa, gonne e camicie da marinaretto, tute in cotone rigato maschile, graziosi scamiciati rossi ma anche maglie e gonne paillettée che citano la Parigi anni ’70 di Sonia Rykiel e Yves Saint Laurent Rive Gauche.