IL GRUNGE

È tuttora oggetto di discussione se il “Grunge” - anche detto Seattle Sound - sia un movimento musicale ben distinto o se il termine sia stato coniato per raggruppare diverse band musicali con un solo ed unico comun-denominatore: Seattle. Siamo nella seconda metà degli anni ’80, Seattle è una delle città più floride per la nascita di varie band musicali che mescolano stili diversi tra loro: heavy methal, punk rock, hardcore punk, hard rock e post-hardcore sono quelli più gettonati. Ma, nonostante questa fertile produzione musicale, Seattle in questi anni è una delle città dove si concentra un alto tasso di protesta giovanile. La città è dilaniata da piaghe sociali come la povertà, la disoccupazione, e lo spaccio di droghe pesanti; l’eroina è la protagonista indiscussa delle strade, i giovani per sfuggire dalla noia e dalla depressione si affidano ad un cocktail pericoloso ed eccitante fatto di droga e musica. Il grunge, come ogni tendenza che si rispetti, ha delineato un vero e proprio codice estetico: capelli lunghi e disordinati, jeans volutamente strappati, Converse vecchie e rovinate, t-shirt sgualcite, maglioni pesanti dall’aria vissuta e camicie a quadri da

boscaiolo (tipiche dei lavoratori del luogo, i “Lumberjacks”). Questo look è lo specchio fedele di chi suona questo particolare stile musicale. Il designer che ha fatto del Grunge il proprio marchio di fabbrica è Marc Jacobs, portando questa tendenza suburbana sulle passerelle dell’alta moda e sdoganandola a livello mondiale. Anche nelle collezioni di Vivienne Westwood si può notare una chiara ispirazione al movimento Grunge, ma chi è che ha codificato l’estetica di questa tendenza? Ebbene, il 20 Febbraio 1967 ad Aberdeen, nasce il leggendario frontman dei Nirvana e indiscusso mito dell’autentica generazione Grunge: Kurt Cobain.

Nel 1987 Cobain fonda la band Nirvana aiutato dal collega ed amico Krist Novoselic.

Nel 1991 il gruppo raggiunge l’apice del successo conquistando la vetta di tutte le classifiche con l’iconico pezzo “Smells Like Teen Spirit”, che i media riconoscono come inno di una generazione. Kurt Cobain stesso, pur avendo dichiarato più volte di essere assolutamente contrario a questo titolo, viene designato come portavoce della cosiddetta “generazione X”. Purtroppo Cobain, anima fragile, lotterà tutta la vita contro la dipendenza da eroina, la pressione dei media e contro una profonda depressione frutto di un’infanzia difficile. Numerosi sono i manoscritti dell’artista dove è testimoniato un male di vivere persistente e nei quali spesso ci sono pensieri di morte.

Questa sofferenza sfocia poi nel suicidio, nel 1994: è forse questo il momento in cui il mito diventa leggenda. Kurt Cobain diventa un’icona mondiale, nella quale si rispecchiano ancora oggi le generazioni discendenti dal Seattle Sound degli anni ’90.