ROSETTA GETTY

- Eleganza e understatement come parole d’ordine -

Quando Rosetta Getty lancia il suo brand (poche stagioni fa) i suoi capi diventano subito sinonimo di eleganza e uderstatement, fatto non trascurabile in un mondo in cui sembra che dare nell’occhio sia l’attività preferita di molti. Da subito il suo senso di eleganza per nulla scontata e silhouette comode eppure estremamente femminili danno un senso rassicurante alle sue collezioni che partono dall’idea di pret-à-porter tipicamente statunitense per svilupparsi in modo inaspettato avvicinandosi ad un’idea europea di moda. Nel corso della sua carriera Rosetta Getty ha dimostrato anche di conoscere il mondo della sartoria e, grazie a ciò, è riuscita a dare un senso di esclusività ai suoi capi. Negli anni ci sono state ispirazioni tipicamente californiane, l’arte di Ellsworth Kelly, Robert Morris, gli anni ’70, le protagoniste dei film di Chantal Akerman e cos’ via. Le palette sempre piene di colori naturali hanno lasciato posto alle tonalità di ruggine, rossi, arancio, azzurri trasformando la ragazza di riferimento in una giovane donna di estrema eleganza ma con bisogni normali: lavorare, portare i figli a scuola, uscire con gli amici e questo si nota dall’estrema vestibilità dei capi sempre morbidi che seguono il corpo senza impacchettarlo in qualcosa che spesso (nel mondo della moda) sfocia nel cattivo gusto. Rosetta Getty è la quintessenza dell’eleganza (lei stessa come anche ciò che disegna) e l’ispirazione che in certi momenti sta a cavallo tra femminile e maschile (con l’uso per esempio dei tessuti per camicie da uomo) tra gonna dritta al ginocchio e ampi pantaloni ci fa capire che “eleganza” è spesso sinonimo di “estremo understatement”. Le scarpe sono sempre basse (piatte direi) e il corpo si intravede soltanto, lo si immagina attraverso cotoni rigidi e maglie spesse, gonne ampie e lunghe fino ai piedi ma con spacchi profondi dei quali quasi non ci si accorge dell’esistenza, salopette e pepli che ricordano quelli della mitica Mme Grès (ma anche di Halston), poncho che sembrano fatti dalla nonna e gonne plissé che ricordano gli abiti di Mariano Fortuny. È quasi impossibile scorgere alcun errore nelle sue creazioni che sembrano ideate, disegnate e prodotte per quelle donne di estrema eleganza che oggi, purtroppo, sono forse quasi scomparse.


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