HAUTE COUTURE 2017

La settimana dell’Haute Couture è appena terminata e, come sempre accade, le proposte sono

state interessanti per realmente comprendere le tendenze future nel mercato del lusso del

mondo.

Parigi è la capitale dell’haute couture (unica vera settimana della moda di questo tipo) e la giostra

dell’alta moda si è aperta con Schiaparelli, la maison rilanciata pochi anni fa da Diego Della Valle.

Bertrand Guyon ha sovvertito le ispirazioni classiche della casa di moda prendendo spunto dalle

immagini di moda del grande fotografo francese degli anni settanta Guy Bourdin ma mantenendo

intatta la palette composta da rossi, bianchi e dall’immancabile rosa shocking. L’olandese Iris Van

Herpen ha mandato in passerella la sua solita donna concettuale avvolta in abiti trasparenti simili

a meduse, volutamente imperfetti, dalle geometrie inaspettate con un gioco di sovrapposizioni a

formare veri e propri abiti-scultura. La prima collezione di haute couture di Maria Grazia Chiuri per

Dior si è tenuta al Musée Rodin e somiglia ad un vero e proprio viaggio nel modo delle fiabe, un

luogo dove realtà e fantasia si incontrano a metà strada per definire abiti ispirati al mondo dello

smoking, ai giardini con tutto il loro verde, alle fiabe con una serie di abiti ricamati con stelle e fiori

e maxi-cappe in velluto e maschere in crinolina. Tutto ciò senza dimenticare le meravigliose

creazioni del modista Stephen Jones che per la Chiuri ha creato vere e proprie sculture per la

testa. Nessuna sfilata per Atelier Versace che ha optato per una presentazione più intima nella

quale si notano quattro temi principali: nodi, pieghe, metallo e forme organiche, tutti perfetti per i

tappeti rossi hollywoodiani.

L’italiano Francesco Scognamiglio è per la seconda volta a Parigi e la sua collezione è un’ode alle

ceramiche del Museo di Capodimonte e dunque un tributo a Napoli, al savoir-faire italiano e alla

sartoria partenopea: gli abiti da sera sono decorati da piccole rose in ceramica e fiori in chiffon

sono “aggrappati” ad abiti in pizzo. Giambattista Valli strizza l’occhio alla sua clientela più giovane

(ma con grandi possibilità economiche) con una collezione formata da silhouette con tagli decisi e

geometrici che si alternano a al tulle con tutta la sua vaporosità e leggerezza. I colori sono quelli

della primavera e l’intera collezione è un canto di freschezza e modernità dedicato alla stagione

migliore dell’anno, quella della rinascita. Chanel è Chanel e quindi il tweed di Mademoiselle Coco

la fa da padrone in una collezione ispirata alla grande eredità della maison di rue Cambon. I

tailleur sono in colori pastello e interrotti da alte cinture e gli abiti da sera nei toni del metallo

sono tempestati da grandi cristalli iridescenti e dagli orli in marabù. Vero lusso per pochissime.

Giorgio Armani Privé è un’ode (sui toni dell’arancio) all’ottimismo, è la ricerca di una serenità

attraverso l’uso di un unico colore declinato in decine di nuances diverse accostato al misterioso

nero. Le giacche hanno un’aria esotica se indossate in coppia con i parei mente gli abiti da sera

sono a colonna e ricamati con cristalli. Meravigliosi i top di nastri tempestati di pietre colorate e i

bustier ricoperti da grandi paillettes iridescenti. John Galliano tenta di rendere Maison Margiela

interessante ma non ci riesce e, un’altra volta, la collezione risulta disconnessa dalla filosofia della

casa di Anversa. Le immagini sono poetiche e Galliano è un grande stilista ma questa collezione

non è di grande interesse. Elie Saab si ispira all’Egitto degli anni cinquanta e sessanta per una

collezione molto elegante fatta di abiti dai ricami preziosi e tempestata di cristalli mentre Jean

Paul Gaultier fa un viaggio da globe trotter che lo porta dall’Argentina dei gauchos alla Hollywood

degli anni quaranta passando per il Messico e il sud della Francia.

Pier Paolo Piccioli crea per Valentino la migliore collezione della settimana, un sogno

shakespeariano fatto di arte, musica e poesia. Lunghe camicie in tulle sono sovrapposte ad abiti a

colonna in paillettes o strass e i veli trasparenti si sovrappongono al pizzo ricamato. Le linee sono

pulite, quasi basiche e gli abiti da sera degradé (i migliori) in trecce di tulle, chiffon e organza si

combinano con cappotti da sogno con alte martingale mente le tuniche plissettate e alcuni abiti

scoprono le spalle. Un sogno ad occhi aperti.