NEW YORK FASHION WEEK

È terminata la New York Fashion Week e una cosa è chiara: non si viene nella Grande Mela per vedere abiti eleganti e couture ma per godere dello spettacolo dello streetwear. Non si vuole nulla di concettuale (per quello ci sono Parigi e Londra) e nemmeno il grande brand blockbuster (primato di Milano) ma si vuole semplicemente comprendere come si possa portare la strada in passerella. Quindi lasciamoci dietro le spalle i vari Oscar de la Renta (assolutamente mediocre), Carolina Herrera (senza riscontro nella vita di tutti i i giorni), Jason Wu (va bene solo per una First Lady) o ancora Delpozo (talentuosissimo il direttore creativo ma chi indossa quella roba lì? Bella solo a vedersi) e andiamo al pezzo forte della fashion week: la prima collezione di Raf Simons per Calvin Klein. E che collezione. Un misto di citazioni anni settanta e pezzi più couture (gli abiti ricoperti di piume e poi plastificati), cappotti anch’essi plastificati e pezzi che ricordano le mitiche collezioni di Prada degli anni novanta. Insomma, un successo. Il meglio che si sia visto e al suo confronto anche coloro che si sono comunque ben comportati come il duo Proenza Schouler, Victoria Beckham, The Row, Coach 1941, Yeezy (disegnata da Kanye West), Diane von Furstenberg (disegnata da Jonathan Saunders) ma anche Marc Jacobs impallidiscono. Il motivo è molto semplice: nessuno come il talentuoso Raf Simons è riuscito a visualizzare quella tendenza anni settanta che sta prendendo piede ma trasformandola in qualcosa di adatto al XXI secolo. Bravo Raf!


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